Aderenza alla dieta mediterranea e implicazioni per la prevenzione del rischio cardiovascolare

Nell’ambito delle attività AT 4.2 (Raccolta e analisi di dati per la Valutazione dello stato nutrizionale), AT 4.3 (Produzione e analisi di dati dei fenotipi di obesità), AT 4.4 (Valutazione delle abitudini alimentari abituali e del livello di attività motoria) e AT 4.8 (La nutrizione di precisione: nutrigenomica, nutrigenetica ed epigenetica), l’Unità Operativa UniTorV ha condotto uno studio osservazionale volto a esplorare la relazione tra aderenza alla Dieta Mediterranea, composizione corporea e marcatori precoci di danno cardiovascolare, con particolare attenzione allo spessore intima-media carotideo (carotid intima-media thickness, cIMT), alla rigidità arteriosa e al rimodellamento cardiaco subclinico.

Lo studio è stato realizzato nel 2024 su 55 adulti italiani (età media 52 ± 12 anni; 52,7% donne), valutati consecutivamente presso la Sezione di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una caratterizzazione nutrizionale e cardiovascolare integrata, comprendente: valutazione delle abitudini alimentari tramite recall delle 24 ore, food frequency questionnaire (FFQ) validato per la popolazione italiana e questionario Mediterranean Diet Adherence Screener (MEDAS); antropometria completa (peso, altezza, circonferenze, pliche cutanee), indici adipometrici (Body Mass Index, BMI; Body Adiposity Index, BAI; waist-to-hip ratio, WHR); analisi di composizione corporea con bioimpedenziometria (BIA) e assorbimetria a raggi X a doppia energia (Dual-Energy X-Ray Absorptiometry, DXA) per la stima di massa grassa (FM), massa magra (fat-free mass, FFM), tessuto adiposo viscerale (visceral adipose tissue, VAT), rapporto VAT/SAT e tessuto adiposo intramuscolare (intramuscular adipose tissue, IMAT). La valutazione cardiovascolare includeva pressione arteriosa brachiale e centrale (Mobil-O-Graph), pulse wave velocity (PWV) e augmentation index (AI@75), ecografia TSA per la misura bilaterale del cIMT, oltre a ecocardiografia transtoracica per lo studio della massa ventricolare sinistra (LVM), dei pattern geometrici e della funzione diastolica. Il profilo biochimico comprendeva glicemia, insulinemia (con calcolo dell’indice HOMA-IR), profilo lipidico completo e Lipoproteina(a) [Lp(a)], oltre agli indici aterogeni compositi (C-TOT/C-HDL, C-LDL/C-HDL, Atherogenic Index of Plasma, AIP). I soggetti sono stati stratificati in due gruppi in base al cIMT (≤0,90 mm vs >0,90 mm), assumendo lo spessore >0,90 mm come indicatore di aterosclerosi subclinica secondo le Linee Guida ESH 2023.

I risultati mostrano che, pur in un campione complessivamente in prevenzione primaria, un cIMT >0,90 mm si associa a un profilo cardiometabolico meno favorevole. Nei soggetti con ispessimento carotideo, gli indici compositi C-TOT/C-HDL, C-LDL/C-HDL e AIP risultavano significativamente più elevati, così come l’HOMA-IR, a parità di valori medi di colesterolo LDL e trigliceridi, evidenziando una maggiore capacità discriminativa dei rapporti lipidici rispetto ai singoli parametri tradizionali. Sul versante cardiaco, la massa ventricolare sinistra indicizzata alla superficie corporea (LVM/BSA) e all’altezza^2,7 (LVM/h^2,7) era significativamente più alta nel gruppo con cIMT >0,90 mm, insieme a una maggiore prevalenza di disfunzione diastolica di grado I, suggerendo un iniziale rimodellamento ventricolare associato ad aterosclerosi subclinica anche in assenza di franca cardiopatia clinica.

L’aderenza alla Dieta Mediterranea, misurata tramite punteggio MEDAS, è risultata strettamente collegata sia allo stato nutrizionale sia ai marcatori vascolari. Un punteggio MEDAS più alto era fortemente e inversamente correlato al cIMT (r = −0,88; p < 0,001), al BMI, alla FM%, alla FM assoluta, al BAI e al VAT, mentre mostrava una correlazione positiva con la FFM%, indicando che una maggiore aderenza al pattern mediterraneo si associa a minore adiposità totale e viscerale e a una quota relativa più elevata di tessuti metabolicamente attivi. La distribuzione delle categorie di aderenza rivelava che, tra i soggetti con cIMT ≤0,90 mm, era più frequente una “alta aderenza” alla Dieta Mediterranea rispetto al gruppo con cIMT >0,90 mm. Dal punto di vista dei singoli alimenti, il gruppo con cIMT nei limiti presentava un consumo significativamente superiore di formaggi freschi, minore consumo di carne rossa e carni processate e una maggiore adesione all’uso regolare di olio extravergine d’oliva (EVO) come principale fonte di grassi, a supporto del ruolo cardioprotettivo dei cardini tradizionali del modello mediterraneo.

Un ulteriore elemento di interesse riguarda l’interazione tra pattern alimentare, compartimenti adiposi “nascosti” e marcatori vascolari avanzati. Il VAT mostrava una forte correlazione positiva con la pressione arteriosa sistolica brachiale e centrale, con la pressione diastolica centrale e, soprattutto, con la PWV (r = 0,63; p < 0,001), indicando che l’accumulo di grasso viscerale non solo innalza i valori pressori, ma si associa a un incremento della rigidità arteriosa. Analogamente, il WHR risultava positivamente correlato con la PWV e con la pressione arteriosa centrale, rafforzando l’idea che semplici indici antropometrici possano intercettare precocemente un profilo vascolare sfavorevole. Sul versante nutrizionale, la frequenza settimanale di consumo di legumi era inversamente correlata a Lp(a) e positivamente associata ai livelli di FT3, suggerendo un possibile ruolo dei legumi nella modulazione di un importante fattore di rischio aterogeno privo di target farmacologici consolidati e nella regolazione del metabolismo tiroideo. Infine, le strette correlazioni tra FFM e forza di presa, e tra IMAT e FM, confermano la rilevanza di una valutazione integrata muscolo–grasso nel definire il fenotipo di rischio.

Nel complesso, questo studio sottolinea come, in un contesto clinico reale, l’aderenza alla Dieta Mediterranea rappresenti un determinante cruciale non solo del profilo metabolico, ma anche di marcatori precoci di aterosclerosi (cIMT), rigidità arteriosa (PWV) e rimodellamento cardiaco (LVM indicizzata), con un ruolo specifico di alcuni alimenti chiave quali olio extravergine d’oliva e legumi. L’integrazione sistematica di strumenti rapidi di valutazione dietetica (MEDAS, FFQ), misure avanzate di composizione corporea (DXA, VAT, IMAT) e indicatori cardio-vascolari compositi (AIP, rapporti colesterolo/HDL, HOMA-IR) si colloca pienamente nella prospettiva della Medicina delle 4P, consentendo di identificare precocemente pazienti a rischio, personalizzare gli interventi nutrizionali e orientare strategie di prevenzione cardiovascolare più mirate e multidisciplinari.

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